Quelle immagini non aggiungono nulla alla comprensione dei fatti, non aiutano a ricostruire la dinamica dell’omicidio, non servono alla verità ma solo a spettacolarizzare la morte, trasformando una vittima in un oggetto e il dolore in un contenuto da monetizzare. Non è informazione: è sensazionalismo. Ed è culturalmente pericoloso, perché sposta l’attenzione dalla violenza subita al corpo della donna, insinuando giudizi e alimentando una narrazione tossica
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