«Gli agenti di polizia, a piedi e a cavallo, che circondano il pellegrinaggio degli anarchici verso il luogo dove due loro compagni hanno perso la vita e la volontà di controllarne i movimenti e di impedirne alcuni gesti (il tributo di fiori, presumibilmente i canti e gli slogan), costituiscono una interferenza nella vita degli individui e nella loro soggettività e persino dentro la sfera emotiva più intima, quale quella della compassione e del cordoglio. È una pretesa autoritaria, che ricorda in maniera impressionante i tanti funerali e le tante commemorazioni attaccate e disperse dalle polizie nei paesi dominati da dittature (dalla Russia all’Iran)».
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